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L'opulenza del 5 Stelle Sfursat di Nino Negri (2005) alla prova di Baccanera



E' uno dei vini che ricorrono quasi ogni anno nelle mie degustazioni ed è quasi obbligatorio quando si abbina a piatti robusti come ad esempio il brasato con la polenta di Chef Fabrice.

La storia della Nino Negri è indubbiamente affascinante e vale la pena di essere ripercorsa.
E' il lontano 1897 quando inizia la produzione e commercializzazione del vino, che necessariamente era un po' diverso da quello a cui siamo abituati oggi.
All'epoca i contadini-viticoltori fecero un lavoro colossale di lavorazione di sbancamento del terreno della montagna, creando dei terrazzamenti con muretti a secco su cui far crescere le viti. Un lavoro duro, faticoso e a quell'epoca fatto interamente a mano, senza l'ausilio di macchinari ma supportati dalla passione e dall'intuizione che in questa valle stretta, sul versante esposto a sud poteva crescere il Nebbiolo e dare vita ad un grande vino.

Per decenni la lenta vita contadina non ha subito grandi variazioni, a parte un costante, continuo miglioramento qualitativo e di dimensioni soprattutto sotto la direzione di Carlo Negri, coadiuvato già dal 1971 da Casimiro Maule come enologo.
Verso la fine degli anni '70 Carlo si ritira ma le sue due figlie femmine non volevano continuare l'attività ed è così che la Nino Negri viene venduta alla Winefood, una società svizzera sotto la cui direzione il livello qualitativo decresce pericolosamente.
E' il periodo peggiore per la società di Sondrio, che culmina con la vendita nel 1986 alla Giv (Gruppo Italiano Vini) che, visto il terroir e le evidenti potenzialità inespresse, decide di puntare tutto sulla qualità e sulla non omologazione.
Da allora è stato un crescendo qualitativo che ha trovato riscontro in un numero di premi nazionali e internazionali che ormai è difficile contare.

Come tutti i vini da appassimento la difficoltà sta nel fare in modo che l'alcol non sovrasti tutte le altre sensazioni che si ritrovano nel vino e per far questo occorre saper lavorare sulla freschezza, la sapidità e la naturale tannicità del Nebbiolo.
Occorre quindi trovare un equilibrio e una finezza espressiva che a causa di annate calde e annate fredde, pioggia e sole nei periodi sbagliati, malattie varie della vite e tanti altri fattori, non sempre è facile ricreare, tanto che una riserva di alto livello come quella del 5 Stelle non esce tutti gli anni ma solo quando il livello qualitativo dell'uva lo permette.

Come per tutti i vini impegnativi, la stappatura della bottiglia con largo anticipo rispetto alla degustazione è una regola aurea da rispettare se non si vuole rischiare di trovarsi di fronte ad un vino timido soprattutto nella fase olfattiva.
Nel bicchiere l'annata 2005 si veste del classico rosso granato scarico tipico del Nebbiolo, con lacrime praticamente immobili sul bicchiere, archetti fitti e ravvicinati.
Grande impatto olfattivo di terra bagnata, humus, prugna secca, tabacco, pipa, sottofondo balsamico di rara eleganza, poi ancora tamarindo, china, liquirizia ... insomma una complessità e una intensità da peso massimo rivestita di finezza ed eleganza.
In bocca l'alcol si percepisce eccome (16%) e anche l'opulenza del sorso che accompagna una morbidezza di frutto surmaturo, ma anche grande equilibrio dato da una buona componente di freschezza e da una sapidità quasi salata e soprattutto da tannini ancora in piena evoluzione, precisi e appena smorzati dall'importante componente alcolica.
La cosa che si apprezza di più è l'evoluzione sia al naso che al palato ad ogni nuovo sorso e ad ogni giro di bicchiere.   


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