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Visualizzazione dei post da marzo, 2017

L'invitante semplicità del Grechetto in due versioni di grandi produttori (Lungarotti e Palazzone)

Il Grechetto deriva, come si può intuire dalla stessa parola, dalla Grecia. Venne portato in Italia (ed esportato un po in tutto il bacino del Mediterraneo) ai tempi della Magna Grecia e a dire il vero non è l'unico se, come si può supporre anche il Greco di Tufo, il Greco di Bianco e il Grecanico sono uve che provengono dalla Grecia e che hanno in comune il fatto di essere a bacca bianca, di avere una buccia piuttosto spessa e pruinosa. Si adattano inoltre molto bene alle vendemmie tardive in quanto resistono agli attacchi fungini e rendono bene alle tecniche di appassimento sulla pianta. Ovviamente il vino che si beveva al tempo dei greci era profondamente diverso da quello che possiamo trovare oggi in bottiglia. Si trattava infatti di un vino dolce, un po' bevanda e un po' cibo grazie all'elevato apporto zuccherino, un nettare dolce, utilizzato anche in numerosi rituali religiosi e nelle feste di chi se lo poteva permettere. Chissà quando e chissà come, le p

Il Sagrantino di Montefalco di Lungarotti, annata 2010

L'azienda fondata a Torgiano nel 1962, è oggi guidata da tre donne del vino Chiara, Teresa e Maria Grazia, che hanno preso il testimone nel 1999 dopo l'addio del padre Giorgio. Il gruppo possiede 250 ettari di terreno tra Torgiano e, più di recente, Montefalco, esporta più di due milioni di bottiglie in 50 paesi e da lavoro a 120 dipendenti. E' famosa per il loro Torgiano Rubesco (dal latino rubescere ovvero arrossire), vino che raggiunge il suo apice nella versione Vigna Monticchio Riserva. E' un vino dalla personalità unica, longevo, che riesce a sostenere bene il legno mantenendo intatto il frutto. Ma come prima accennavo, nel 2000 i Lungarotti hanno deciso di investire in 20 ettari a Turrita di Montefalco, dove produrre Sagrantino, Montefalco Rosso e Sagrantino Passito. Uno dei punti su cui hanno particolarmente insistito negli ultimi anni è la sostenibilità della loro produzione, sia in vigna che in cantina. Dal 2014 Lungarotti ha la certificazione Bio

Bortolomiol: semplicemente Il Prosecco Valdobbiadene Superiore di Cartizze

Il prosecco ha iniziato la sua lunga rincorsa dall'oblio al successo nel secondo dopoguerra, quando uomini come Giuliano Bortolomiol hanno recuperato vigneti e creduto in un vitigno, la glera che vinificata secondo il metodo Martinotti-Charmat da vita al prosecco. Dopo un lungo lavoro di recupero, nel 1969 è stata riconosciuta la Doc al Prosecco Conegliano Valdobbiadene ed è iniziata una lunga rincorsa che da allora non si è più arrestata. La tappa della Doc è stato un passo determinante, ma altrettanto determinante per alcuni produttori è stato il riconoscimento della Docg per l'area di origine comprendente 15 comuni. La zona collinare all'interno del Comune di Valdobbiadene è particolarmente preziosa, si chiama Cartizze ed è un susseguirsi di ordinati filari posti nella zona che si ritiene essere di maggiore pregio per la produzione del Prosecco, grazie alla particolare esposizione, alla mineralità del terreno che qui produce acini rotondi e pieni, dal sapore incon

La tradizione delle Langhe nel Barolo e Barbera d'Alba di Scarzello

Ecco un produttore di Barolo che non conoscevo. Ne sto provando diversi in questi ultimi due anni, la maggior parte di loro sono tradizionalisti, ma ho assaggiato anche dei tradizionalisti all'avanguardia, ovvero tradizione in vigna abbinata all'innovazione tecnologica in cantina, pur in assenza di forzature. Scarzello l'ho trovato sul tavolo di una cena tra amici che mi guardava dalla sua etichetta semplice, pulita e senza fronzoli. Federico Scarzello proviene da una famiglia di vignaioli, con una esperienza e lunga tradizione nella produzione di vino senza farsi influenzare dalle mode. Soprattutto c'è la tensione costante di fare vini che rispettino il territorio, senza cercare la forzatura e sapendo che un grande vino occorre aspettarlo. Scarzello vende all'estero la maggior parte della sua produzione, destino comune a molti produttori di Langa. Se andate a trovarli spesso troverete casse bancali già pronti per la spedizione negli Stati Uniti o in Giapp

La sublime eleganza del Muffato della Sala di Antinori

Raccontare un vino dolce o passito non è mai semplice, si rischia sempre di cadere nel banale, sia per quanto concerne l'analisi olfattiva e gustativa oltre che per quanto riguarda i difficili abbinamenti da proporre. Ma mentre ammetto di non avere una particolare propensione per i vini dolci e di conseguenza mi riesce naturalmente difficile convincere i miei amici del blog ad apprezzarne la categoria, per quanto riguarda i passiti devo dire che il coinvolgimento che riescono a darmi è decisamente maggiore e talvolta sono seriamente sorpreso. Forzando un po' il concetto direi che questa categoria di vini, che definirei per loro natura 'estrema', non hanno in me altre alternative che convincermi appieno oppure deludermi. Mi è capitato di recente con un Sautern che al naso si esprimeva in maniera consona agli standard che conosciamo, quindi le note agrumate, il miele, la camomilla, i fichi, mentre in bocca mi ha deluso per vigoria e persistenza. Insomma aveva fr

Berlucchi Cuvèe Imperiale Max Rosè

Berlucchi è produttore da 4,5 milioni di bottiglie l'anno e quasi 600 ettari di terreno, ma la sua produzione è caratterizzata da un costante buon livello qualitativo. Non fa eccezione questo Berlucchi Cuvèe Imperiale Max Rosè. Nel bicchiere si fa largo una schiuma piena e abbondante e un perlage finissimo con numerose catenelle briose. Tra i profumi fruttati, spiccano i frutti rossi, probabilmente dovuti a quel 40% di Pinot nero che riesce a donare una eleganza discreta, poi prevalgono le note più morbide dello Chardonnay in abbinamento ad accenti agrumati e di pasticceria secca In bocca si percepiscono le finissime bollicine che solleticano il palato, grande freschezza e ottima sapidità. Uno dei migliori prodotti in commercio nella sua gamma. Grazie alla sua struttura e al leggero residuo tannico lasciato dalla macerazione del pinot con le bucce può accompagnarsi con una trota al cartoccio con patate al forno.